Google ADS: Ottimizzare le campagne di ricerca *con creatività e consigli utili*

Scopri i consigli dell’esperto per ottimizzare le campagne sulla Rete di Ricerca di Google Ads e finalmente riuscirai a massimizzare le conversioni con annunci di grande impatto!
👉 Michele Senatore

Google ADS: Ottimizzare le campagne di ricerca *con creatività e consigli utili*

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Premessa: Cosa sono le campagne di ricerca o campagne search?

Prima di entrare nello specifico e capire come ottimizzare le campagne di ricerca Google ADS facciamo un breve accenno per capire cosa sono le altrimenti dette “Campagne Search”.
Con campagne di ricerca Google ci riferiamo a quel tipo di campagne a pagamento che consentono agli inserzionisti di posizionarsi tra i primi risultati di ricerca con i propri prodotti o servizi, creando annunci testuali che possono intercettare parole chiavi o intenti di ricerca ogni qualvolta un utente digita una parole chiave nel motore di ricerca.

campagne di ricerca google ads

Questo tipo di campagne sono tra le più performanti in casa Google, poiché si basano sul principio di consapevolezza.
Cosa vuol dire? Che generano impressioni solo quando qualcuno sta cercando attivamente ciò che vogliamo proporre. 

Ma, a differenza delle campagne composte da banner ed immagini, quanto possiamo “giocare” con queste campagne?
Molto più di quel che si pensa!

Certamente, trattandosi di campagne search, la creatività, intesa come capacità produttiva di inventiva e immaginazione, è limitata se non nella produzione di asset mediante copy accattivanti e fantasiosi. Tuttavia, sulle pagine di destinazione, possiamo dare ampio respiro alla creatività che possono aiutare molto le nostre campagne pubblicitarie.

3 creatività per migliorare le nostre campagne di ricerca Google ADS

Di seguito 3 consigli creativi da poter apportare sia alle pagine di destinazione delle nostre campagne che alle campagne stesse:

  1. Inserire sempre indicatori di qualità, mostrando vantaggi unici e utili per l’utente e i relativi punti di forza del servizio o del prodotto offerto, senza dimenticarsi una sezione dedicata alla riprova sociale che rafforzi nell’utente la percezione di una decisione giusta. Ricordiamo inoltre che le persone ritengono estremamente validi i comportamenti o le scelte che vengono fatte dal maggior numero di persone.

  1. Lavorare sui BIAS cognitivi. Questa attività, figlia delle Neuroscienze e del Marketing tradizionale, nasce con lo scopo di indagare il comportamento del consumatore in risposta agli stimoli proposti, partendo da un dato interessante: oltre il 90% delle nostre decisioni di acquisto viene prese in maniera irrazionale. Questo perché in presenza di un eccessivo numero di informazioni, la parte del cervello denominata “primitivo” prende il sopravvento sulla razionalità, attivando molteplici fattori emotivi che tendono a influenzare le nostre decisioni finali.
    I BIAS cognitivi principali su cui lavorare sono:
  • Principio di scarsità e il senso di urgenza. Le persone tendono a rimandare gli acquisti, o in generale le decisioni, quando hanno troppo tempo per pensarci. Il principio di scarsità o conosciuto come “Avversione alla perdita” si fonda sul presunto che evitare una perdita è meglio che ottenere un guadagno. Per questo, utilizzando indicatori di scarsità possiamo incentivare l’utente a compiere un’azione nel brevissimo tempo poiché un certo prodotto o una certa offerta sono disponibili solo ORA e in modo limitato, e che quindi si rischia di perdere l’opportunità di averli: “ultimi 2 pezzi disponibili”, “l’offerta scade fra 30 minuti”, etc. Per questo, inserire un countdown che stimoli un senso di scadenza, può spingere l’utente ad effettuare nel breve termine una conversione;

  • Effetto Framing. Il modo in cui viene percepita una cosa ha un effetto positivo o negativo sulla reazione di chi ascolta. Qui è possibile fare molteplici esempi. La frase “Questo oggetto funziona 8 volte su 10” ottiene risultati migliori rispetto a “Questo oggetto non ha funzionato solo due volte su 10”. E ancora, lo sconto su un prezzo molto piccolo ha un impatto maggiore se utilizziamo la percentuale. Se offriamo uno sconto su un oggetto dal valore di € 10,00 sarà più impattante una frase del tipo “Approfitta subito di un extra sconto del 20%” piuttosto che “Approfitta subito di un extra sconto di € 2,00”. Al contrario se il nostro prezzo è elevato allora inserire l’importo e non più la percentuale rafforzerà il valore, “Approfitta subito di un extra sconto di € 200,00” ;
  1. Lavorare sul copy dei nostri annunci. “Content is the King” sempre e comunque. Per questo scegliere accuratamente le parole dei nostri annunci, creando più annunci diversi tra loro sia come copy che come struttura aiuteranno le nostre campagne. Bloccare i vari asset scelti in prima, seconda e terza posizione ti darà modo di avere un controllo assoluto sulla loro rotazione. Un consiglio? Inseriamo le varie Call To Action in seconda posizione poiché spesso Google tende a tagliare il terzo titolo. A seconda del prodotto/servizio, della localizzazione e del brand, l’utilizzo simpatico e pungente del Tone Of Voice potrebbe attirare l’attenzione dell’utente.

Come abbiamo visto è possibile giocare molto di creatività sulle nostre campagne di ricerca, ma come possiamo davvero ottimizzarle al fine di aumentare le performance e quindi le conversioni?

3 consigli utili per ottimizzare le nostre campagne search

Sono molti i modi di ottimizzare una campagna di ricerca con l’intento di migliorare le sue performance, ma non sempre una scelta giusta risulta funzionale per tutte le campagne.

In linea generale possiamo dire che 3 azioni risultano essere sempre indicate per aiutare le nostre campagne:

  1. Ottimizzare lato SEO il sito o la pagine di destinazione. Velocità di caricamento, UX accattivante, pertinenza delle parole chiave e risposte immediate in funzione dei vari intenti di ricerca che possono attivare gli annunci.

  2. Creazione di pubblici personalizzati in modo da poter sfruttare al meglio i vari segmenti di pubblico. In base a quello che è il nostro core business lavoriamo di esclusioni più che di inclusioni. Saper togliere, invece che mettere, spesso porta maggiori vantaggi

  3. Segmentare quanto possibile. Partendo dal principio paretiano, il quale afferma che solo grazie al 20% di qualcosa possiamo ottenere l’80% dei risultati”, segmentate tutto ciò che potete e quanto potete: stati, regioni, città, quartieri; piccole fasce di tempo; età. In questo modo, una volta raccolti i dati, avremo modo di portare a premiazione ciò che ha funzionato o eliminare ciò che non ha performato.

Di seguito ti lascio un video dell’amico e collega Fabio Antichi che ti rivelerà tutto sul funzionamento delle campagne pay per click di Google. 🚀

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